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Una sagoma, tre interpretazioni: un esercizio visivo per inventare storie senza cercare significati nascosti

di Redazione Astro Solaria· 29/09/2026 16:30
Una sagoma, tre interpretazioni: un esercizio visivo per inventare storie senza cercare significati nascosti

Prendi un foglio e disegna una sagoma semplice: una linea chiusa, irregolare, senza l’obiettivo di rappresentare qualcosa.

Può ricordare una nuvola, un sasso, una foglia oppure niente di preciso.

Adesso arriva la parte interessante: usa la stessa sagoma per costruire tre interpretazioni diverse.

Non stiamo cercando un significato psicologico, simbolico o esoterico. Non c’è una risposta corretta. La forma è soltanto un vincolo creativo.

Prima regola: la sagoma non cambia

Disegnala una volta e duplicala tre volte, a mano o con una semplice copia.

Le tre versioni devono partire dalla stessa forma.

Questo limite è utile perché impedisce di “aggiustare” il disegno finché non assomiglia a ciò che avevi già in mente.

Il gioco è vedere quante storie possono nascere da uno stesso punto di partenza.

Interpretazione 1: trasformala in un oggetto

Guarda la sagoma e chiediti:

“Se fosse un oggetto, che cosa potrebbe essere?”

Puoi aggiungere pochi dettagli.

Una protuberanza diventa un manico. Una rientranza diventa un’apertura. Una curva diventa la parte superiore di un contenitore.

Non importa se il risultato è realistico.

Scrivi sotto il disegno tre informazioni:

  • che oggetto è;
  • chi lo usa;
  • perché oggi è importante.

Hai già l’inizio di una scena.

Interpretazione 2: trasformala in un luogo

Riparti dalla sagoma pulita.

Questa volta non è un oggetto. È una mappa, un’isola, un giardino, una stanza, un territorio immaginario.

Aggiungi soltanto tre elementi:

  • un ingresso;
  • un punto difficile da raggiungere;
  • un luogo in cui qualcuno vorrebbe fermarsi.

Poi scrivi due righe: chi entra qui e che cosa sta cercando?

La stessa forma produce una storia completamente diversa.

Interpretazione 3: trasformala in una creatura

Nella terza copia la sagoma diventa un essere inventato.

Puoi aggiungere occhi, zampe, ali, antenne o dettagli che non appartengono a nessun animale reale.

Evita però di assegnarle subito un “significato”.

Non è “la creatura della paura” o “il simbolo del coraggio”.

Chiediti invece:

  • come si muove?
  • che cosa mangia?
  • dove si nasconde?
  • quale abitudine rende difficile vivere accanto a lei?

Sono domande narrative, non interpretative.

Tre storie dalla stessa forma

A questo punto hai:

  1. un oggetto;
  2. un luogo;
  3. una creatura.

Metti i tre risultati uno accanto all’altro.

La parte utile dell’esercizio è proprio questa: la forma non conteneva nessuna delle tre storie.

Le storie sono nate dalle regole che hai applicato, dalle associazioni e dalle scelte fatte durante il disegno.

Questo è un buon promemoria quando una sagoma, una macchia o un simbolo sembrano “dire qualcosa” in modo inevitabile.

Possono suggerire idee, ma le interpretazioni non sono universali.

Aggiungi una quarta fase: scambia le interpretazioni

Prendi l’oggetto della prima versione e inseriscilo nel luogo della seconda.

Poi fai entrare la creatura della terza.

Scrivi cinque righe.

Chi trova l’oggetto? Perché è lì? Che relazione ha con la creatura?

Il gioco diventa così un piccolo esercizio di worldbuilding.

Se la prima idea arriva subito, non fermarti

Spesso una sagoma ricorda immediatamente qualcosa.

Va bene.

Disegna quella prima interpretazione, poi imponiti di trovarne altre due che appartengano a categorie diverse.

È proprio il passaggio dalla prima associazione alle successive che allena la flessibilità.

Un esercizio da fare anche in due

Due persone possono partire dalla stessa sagoma senza vedere il lavoro dell’altra.

Dopo cinque minuti confrontano i risultati.

È probabile che emergano oggetti, luoghi o creature molto diversi.

Questo non dimostra che una persona “vede meglio” dell’altra.

Mostra semplicemente quanto il contesto e l’immaginazione cambino ciò che costruiamo a partire da un’immagine ambigua.

Non trasformarlo in un test

La tentazione può essere chiedere:

“Se vedo un animale invece di un oggetto, che cosa significa su di me?”

In questo esercizio la risposta è: niente di necessario.

Non stiamo facendo un test psicologico.

Stiamo usando un’immagine incompleta per produrre variazioni narrative.

La differenza è importante: un gioco creativo può essere interessante senza pretendere di misurare personalità, destino o caratteristiche nascoste.

Collegalo al quaderno di simboli

Nel precedente esercizio su come disegnare un simbolo personale partendo da un ricordo abbiamo costruito un segno partendo da un’esperienza precisa.

Qui facciamo il contrario.

Partiamo da una forma senza storia e le assegniamo più storie possibili, proprio per evitare che diventi un simbolo con un solo significato.

Una variante finale: ruota il foglio

Prima di disegnare i dettagli, ruota la sagoma di 90 o 180 gradi.

La stessa linea può suggerire strutture diverse soltanto cambiando orientamento.

Puoi quindi ripetere il gioco con una regola in più:

  • copia A: posizione originale;
  • copia B: ruotata;
  • copia C: capovolta.

Ancora una volta, il valore è nella variazione.

Il punto dell’esercizio

Una sagoma astratta non deve nascondere un messaggio per essere interessante.

Può essere utile proprio perché è incompleta.

Ti costringe a scegliere, aggiungere, cambiare direzione e inventare.

Tre interpretazioni bastano per mostrare che una stessa forma può aprire storie diverse senza possedere un significato universale.

La fotografia scelta mostra una mano che prende appunti con una matita. È usata come illustrazione del lavoro creativo su carta, non come immagine documentaria di un test o di una pratica interpretativa.

Foto: Thought Catalog, via Wikimedia Commons, CC0 1.0.

Redazione Astro Solaria

Contenuti editoriali e di intrattenimento su astrologia e cultura simbolica; nessun servizio professionale di cartomanzia.